La trama di "Maya"

All’inizio c’è un uomo che parte. Non perché voglia scoprire il mondo, ma perché non sa più come restare. Da Roma a Istanbul, poi Kabul, infine l’India: un viaggio a ritroso nella propria oscurità, attraverso il corpo stanco, la polvere, il caldo, il fumo, l’odore del fiume. Maya è il diario crudo e commosso di una discesa – o forse di un’illuminazione – raccontata, quarantacinque anni dopo, dallo stesso uomo, sopravvissuto alla perdita, alla psichiatria, alla vergogna e al desiderio. Il tempo si aggroviglia attorno a ricordi e ossessioni, fino al nome di una donna: Maya, corpo e simbolo, promessa e abisso. Con una lingua precisa e visionaria, Matteo Della Rovere mette in scena la fragilità maschile senza retorica: la paura del contatto, la fame di senso, la goffaggine del desiderio, l’ambiguità delle dipendenze, la pietà e la confusione che accompagnano ogni caduta.

Review

Maya di Matteo della Rovere è un romanzo che ti prende alla gola sin dalle prime pagine e non ti lascia andare. Ambientato nell’India torrida e contraddittoria degli anni Settanta, ci racconta la storia di Sandro, un giovane italiano fragile e tormentato che fugge dall’Italia e dai suoi demoni interiori per perdersi nelle strade polverose di Benares. Quello che trova non è la pace spirituale promessa dalla città sacra, ma un amore impossibile e devastante che lo trascinerà in un vortice da cui non potrà più uscire.

La scrittura di della Rovere è diretta, quasi brutale nella sua onestà. Attraverso le pagine del diario di viaggio di Sandro e poi attraverso il racconto a distanza di decenni, assistiamo a una storia che oscilla continuamente tra tenerezza e inquietudine, tra momenti di pura bellezza e abissi di degrado morale. L’India del romanzo non è quella patinata delle guide turistiche: è un paese di contrasti violenti, di caldo insopportabile e piogge scroscianti, di povertà estrema e ricchezza ostentata. In questo scenario quasi allucinato si consuma la relazione tra Sandro e Maya.

Ciò che rende questo romanzo così potente è la sua ambiguità morale. Nessun personaggio è completamente innocente o completamente colpevole. Sandro è insieme vittima e complice, Maya è enigmatica e sfuggente, Kumar è tirannico ma anche tragicamente umano. Della Rovere ci costringe a interrogarci su cosa significhi davvero amare, fino a dove possiamo spingerci per seguire i nostri desideri, quale sia il confine tra passione e autodistruzione. Il finale ha la forza devastante delle grandi tragedie.

Maya è un romanzo coraggioso, scomodo, che non cerca facili consolazioni. È la storia di un amore malato in un contesto dove tutto è ambiguo, dove la spiritualità confina con lo squallore e dove ogni gesto ha conseguenze irreversibili. Un libro che continuerà a risuonare nella mente del lettore molto tempo dopo l’ultima pagina.

Paolo Marussig, regista

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